| Quando il secolo iniziò, un uomo uccise il nostro re. Non tutti se ne accorsero però; c'erano alcuni che non sapevano neppure fosse nato, il re, e l'eco di quel colpo di pistola non poteva toccarli: il mio paese era un paese d'Abruzzo, la gente era impegnata a vivere, anzi a campare. La gente lavorava e non sapeva neppure quale fosse stato il nome del re morto, quando il secolo iniziò. [...] Dice il secolo: facciamo l'uomo nuovo! [...] C'è un elemento fondamentale che fa la differenza tra l'uomo intelligente e il genio: la follia; questo si sa, ma non lo si tiene mai presente. Poi, per carità, capiamoci: nelle dimostrazioni bisogna essere estremi. Io non m'azzarderei a sostenere che chi crea, in assoluto, è matto, anche se l'ipotesi sarebbe suggestiva e di quella poeticità scontata che fa sempre colpo. No, non voglio spaventare la gente, ma si può stare sicuri che qualcosa di nero giù all'interno ci deve essere; parliamo di un dolore, di un'angoscia, di un complesso seppur lieve, ma qualcosa nelle viscere che al momento di creare esplode e si riversa per il mondo. La metafora può risultare disgustosa e chiedo scusa, ma il punto è senza dubbio tutto qui. Quanto ancora bisognerà ripeterlo? O potrei parlare anche di euforia, di esaltazione, perchè non si pensi che io mi riferisca solo a qualcosa di negativo. Si può creare anche ridendo, con il cuore e con il resto di se stessi, purchè sia un riso mai sperimentato, che valga la pena di essere raccontato o ricordato almeno un po'. Non c'è niente di male nell'amare questo mondo, nell'ammettere di trovarcisi assai bene. Non è una colpa godere e non creare, sorridere e non far mai battute. Non è una colpa, e non è neanche brutto nascere, vivere e morire rimanendo sempre in ombra. Ma la genialità è la virtù che permette a un uomo di distinguersi, e per far questo bisogna essere anormali. | ||||||||||
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