| Ero gią nel cono di luce di un evento mortale, ma non l'ho capito. Prologo scuro "Lampi. Due. Tre. Senza rumore. Il silenzio. Il buio intorno, che intuisco. Il cono di luce di un riflettore mi schiaccia a terra con il suo tallone abbagliante. Non riesco a muovermi, non riesco ad aprire gli occhi. Fuori del cerchio di luce la notte mi osserva, aspetta paziente la mia fine. Non ho sentito il rumore degli spari, ma adesso distinguo bene i passi che si allontanano. Ora sono veramente solo, non mi resta che crepare, farmi calcinare dall'incandescenza fredda del riflettore al neon nella posizione in cui i colpi mi hanno paralizzato. Sono immagini della mia mente o riesco a scorgere qualcosa oltre la luce? Riflessi. Di acciai e cristalli. La fabbrica lancia i suoi bagliori nella notte, scultura tecnologica, astronave notturna, fremente. Sta per sollevarsi dal suolo per trascinarmi con sč verso i confini dell'Universo... No. Sono a terra, paralizzato, il viso schiacciato sull'asfalto e la vita mi sta lasciando dolcemente."... Con Postfazione di Giancarlo De Cataldo | ||||||||||
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