| La storia si dipana intorno ad una fantastica battaglia di Marignano (1515) e alla morte di un modesto Re di quelle campagne lombarde invano accorso alla difesa della cittadella, dove cadde trapassato da lancia francese. Tale punta pose fine anche alla sua disperata passione per Nora Rapacis l'attrice girovaga ostinata a recitare il Macbeth invece di adoperarsi per le voglie dei maschi lodigiani, nel quale mestiere eccelleva. Intrecciata a tali eventi è la gelosia del Principe di Francia per la sua Dama, che lasciata a Parigi lo provvedeva di accaniti tradimenti mentre lui metteva a ferro e fuoco i borghi italiani. Il tragico scenario è per fortuna illuminato dal fervido amore tra il Pendulus, pittore, medico e barbiere, e la Luigina bianca-di-pelle, bellissima donna di Civisbellum. Del Pendulus è data anche una ricetta di pesce col riso. Il linguaggio dell'opera è trasognato, senza respiro per la foga di raccontare che spesso travolge la punteggiatura onde non aver ostacoli a mostrare il mondo immaginario come fosse verissimo, quasi da toccarlo, accarezzarlo e stringerlo facendo della grammatica una gola e una lussuria, dove sono conditi e abbracciati italiano e latino, francese e tedesco, loquele che l'autore ha direttamente appreso dalle sue vecchie zie nel bisbiglio dei santissimi Rosari al tempo della sua infanzia e nei racconti militari dei suoi zii reduci da ogni parte belligerante del mondo, dalle steppe del Caucaso alle sabbie di Tobruk. Per un ghiribizzo dell'inchiostro la postfazione è disegnata invece che scritta. | ||||||||||
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