| "Che razza di schifezza", disse Bandurko mentre cercava di cavarsi fuori dalla neve fresca, in cui era ficcato fin quasi alla vita, e poi non disse più nulla. Era l'inizio di febbraio ed era iniziato quel fottuto disgelo. Camminavamo già da quattro ore, fradici fino ai coglioni, ma lo si sarebbe ancora potuto sopportare, se solo la neve fosse stata un po' solida. E invece no. Soffiava un vento di scirocco, a ogni passo sprofondavamo fino alle ginocchia, e sotto i nostri piedi gorgogliava l'acqua. Il bosco ci urlava sopra la testa senza un attimo di tregua, e quel rumore faceva impazzire. Eravamo a metà del terzo dosso. Prima aveva detto che era una buona scorciatoia e non avremmo incontrato nanche un cane zoppo. Su questo aveva ragione. Ma una scorciatoia, quello, non lo era proprio. Non volevo dirlo, ma ero certo che ci fossimo persi. Era quel maledetto disgelo che faceva così tanto fracasso. All'urlio sopra le nostre teste si aggiungeva quello dei torrenti in piena in ogni minimo avvallamento. L'acqua era torbida, fredda, sempre uguale. | ||||||||||
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