| Alla stazione c'era questo convoglio pieno fino al culo di parà in tenuta da guerra. Gridavano gli slogan, facevano pubblicità al loro battaglione. Sembravano degli hooligans fatti e finiti pronti al massacrone. I capi, gli ufficiali, stavano a terra nelle loro divise tutte tirate a lucido col borsello a tracolla e il cellulare nella cintura." Recensione del nuovo libro di Giuseppe Casa dal titolo "La notte è cambiata", edito da Rizzoli, a cura dello scrittore Gianluca Mercadante. "Approda finalmente a una visibilità migliore l’opera di Giuseppe Casa, che erroneamente viene segnalata dalla fascetta interna come primo romanzo. Gli aficionados delle rarità Transeuropa - nonché gli appassionati di sane letture italiane -, ricorderanno infatti la prova di Casa, sulla misura lunga, nel volume “In questo cuore buio”, edito anni fa e qui inglobato e remixato nel corposo volume di cui si discute. Un volume accolto male in più occasioni dalla critica, per ragioni controverse che questo spazio è troppo ristretto a ricordare. Il romanzo di Casa ci riconduce, comunque, al suo immaginario più collaudato: un giovane meridionale - siciliano, preciserebbe lui stesso -, che dall’infanzia rurale fugge per inabissarsi nella Capitale ai tempi delle rivoluzioni studentesche e della Pantera, quei tempi in cui l’importante era lottare, non importa poi sapendo esattamente per che cosa di preciso. Così, nella terza parte, l’ammaccato e indomito protagonista rinviene alla vita, con un lavoro di insegnante di educazione fisica, molte sfighe e nessuna promessa. Al di là delle critiche positive e/o negative di cui questo libro è stato oggetto, nessuno ne ha finora puntualizzato l’aspetto più propositivo, rispetto alla scena attuale: Casa ha scritto una trilogia. E non è poco. Forse con troppe limature, forse con assestamenti azzardati fra le parti, ma non priva di una sua scorrevolezza intrinseca e profondamente ironica, socialmente critica, che dagli esordi, quelli veri, quelli di “Veronica dal Vivo”, ha sempre saputo distinguere la poetica di Casa dalla scrittura di un qualsiasi clone pulp o finto giovanilista che dir si voglia. E sarebbe davvero un peccato dimenticarsene. | ||||||||||
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