| Ieri soffiava un vento conosciuto. Un vento che avevo già incontrato. Era una primavera precoce. Camminavo nel vento a passi decisi, rapidi, come tutte le mattine. Eppure avevo voglia di ritrovare il mio letto e distendermi, immobile, senza pensieri, senza desideri, e di restare sdraiato fino al momento in cui avrei sentito avvicinarsi quella cosa che non è voce nè gusto nè odore, solo un ricordo vaghissimo, venuto da oltre i limiti della memoria. Lentamente la porta si è aperta e le mie mani abbandonate hanno sentito con terrore il pelo serico e dolce della tigre. | |||||||||
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