Sgobbo
Casa Editrice
Baldini & Castoldi

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...Scendevamo a branco verso la Marina un'ora dopo il tramonto. E a metą strada ci scoprivamo nel riflesso delle vetrine, un manipolo sconcertato di quattro pulle mascherate. Durante la strada a una a una ci avevano scelto, ci avevano fatto salire in auto e portato via, ma non cosģ lontano. E ci guardavamo ridere nel cristallo, una accanto all'altra, con il viso pallido per il cerone che ci cambiava colore e sbiancandoci annullava ogni espressione. Eravamo identiche in quel pallore, con i fusņ macchiati, le scarpe sfregiate con i tacchi a spillo arrotondati e sbrecciati, le gengive del sorriso rosse come il sangue e accennavamo passi di danza perchč la vetrina nel riflesso ci restituisse felicitą e sostenendoci a vicenda per incoraggiarci nella risata di buttana ci avviavamo verso il mare. E con noi scendevano bambini indiani a due a due con le rose rubate alle corone dei funerali del mattino a truffare il mercato serale dei ristoranti. Ci guardavano con gli occhi nascosti dai boccioli, si facevano coraggio e mi chiedevano tu sei buttana ? Sono come tua madre, pulla di pelle scura, fica straniera, tana buia dove rantola il leone che ti mangia, e scappavano rabbrividendo e ridendo, raccontandosi un'altra favola..."

Dal testo di copertina
"Sgobbo in palermitano č lavoro, fatica, salario; ma č anche "la giornata" della prostituta, con cui il termine raffigura un'attivitą e la sua pena. E prostituta č Fiona, la voce che racconta come una nenia antica, gli occhi che osservano attoniti, la carne che dolora e sanguina tra lo sperma, le percosse e l'umiliazione. E' venuta dall'Africa nera, imbarcata su una nave di ruggine, insieme a tante altre, per una sorte non dissimile da quella che una volta destinava i suoi antenati alla schiavitł. Tra i vicoli del porto e i margini di un lungomare di rifiuti, tra le gru dei cantieri abbandonati e sui cofani delle macchine o nella claustrofobia di stanze-bordello, Fiona svolge l'unico mestiere che le č permesso, e intanto descrive la porzione di avvilimento che il suo sguardo abbraccia, parla di se stessa e delle colleghe, dei magnaccia che la spogliano per controllare che non nasconda parte della paga; racconta dei clienti, volti anonimi del desiderio, della solitudine o della brutalitą, e degli emarginati, neri e arabi spesso in rissa a contendersi angoli di spravvivenza.


Sgobbo
Giosuč Calaciura
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