Simonetta Cavalli

scheda testo
Apri il video per il Modem
Apri il video per l'ADSL
Ordinalo presso InternetBookShoop
Biografia: Assistente sociale presso il Servizio Materno Infantile dell'ASL Roma/A, Simonetta Cavalli si occupa di minori e di disagio infantile dal 1979.
Inoltre lavora nel Gruppo Interdisciplinare di Lavoro (GIL) Adozioni Roma/A, che vede integrati operatori delle Aziende Sanitarie e del Comune di Roma dal 1994.


Autoritratto: Dai primi anni '90 mi occupo di adozione, ho iniziato questo lavoro con un gruppo di operatori, psicologi e assistenti sociali, insieme abbiamo cercato di dare vita ad un servizio che si prendesse cura di questo speciale modo di essere genitori. Negli anni ho visto nascere e crescere molte famiglie, in questi stessi anni è nata ed è crescita anche la mia famiglia e sicuramente ho imparato tanto da tutte le mamme che ho incontrato; mentre cercavo di offrire un sostegno, erano più spesso loro che inconsapevolmente mi davano una mano per capire un po' di più me stessa ed i miei figli. Seguo ormai parecchi adolescenti adottivi, tra questi qualcuno ha più problemi di altri, ma sono proprio queste storie difficili che riescono a fare emergere in modo a volte duro e doloroso, ma sicuramente chiaro e senza possibilità di inganno la realtà della adozione.

Confrontando le tappe di crescita, i bisogni e le problematiche dei ragazzi adottivi con le difficoltà che anche i miei figli adolescenti si trovano, in questo momento, a vivere, ho avuto modo di interrogarmi su alcune delle profonde ma significative differenze che segnano i due diversi modi di essere figlio: gli uni certi di una appartenenza di sangue, gli altri ancora alla ricerca di una appartenenza profonda e mai scontata. I nostri ragazzi, tutti, adottivi o no, crescono e diventano ogni giorno più adulti, con il nostro aiuto od ostacolati dalla nostra preoccupazione. È sicuramente più difficile riuscire a fare staccare dal nido familiare quel figlio che a volte ancora di quel nido non si sente parte, e che si teme non torni più una volta sperimentata la capacità di essere libero ed autonomo. Il figlio biologico cresce, ci rifiuta, si allontana, ci esaspera, ma ogni giorno di più ritroviamo in lui il ragazzo che siamo stati, l'uomo o la donna che porta in sé scolpiti i segni ereditati da noi, ma il ragazzo adottivo a quale adulto somiglia? Proprio a chi gli ha fatto tanto male abbandonandolo. È proprio il suo essere adulto che riporta in vita fantasmi di un passato mai davvero cancellato. Una volta fuori dai bisogni delle cure a lui offerte dai genitori adottivi, riuscirà a ritrovarli come parte di sé, riconoscendo in loro comunque i suoi genitori?

Le storie che ho scelto di raccontare sono storie vere, ovviamente riportate in modo che i protagonisti restino irriconoscibili, ma sono assolutamente autentiche le ansie, le angosce e le speranze. Sono storie difficili, a volte disperate, ma sono le famiglie problematiche che hanno bisogno di un sostegno da parte dei Servizi, e sono queste che io incontro. L'adozione non è sicuramente solo questa, parallelamente scorre la vita di altre famiglie e dei loro ragazzi attraverso crisi e difficoltà non così angosciose. Nel mio lavoro ho potuto verificare che quando scoppia la crisi in un adolescente adottivo, questa travolge tutto, si perdono drammaticamente i punti di riferimento che fino a quel momento sembravano avere funzionato, e sembra scomparire lo spiraglio della speranza di una qualche possibile soluzione. Poi la vita va avanti, le perturbazioni si stemperano e si trova il modo per affrontare il dramma e crescere attraverso l'esperienza. Ho anche, nel rileggere, percepito lo stridore che nasce dal confronto tra le difficoltà dei miei figli adolescenti e la drammatica condizione dei ragazzi adottivi di cui parlo.

Un ragazzo adottivo ha sempre alle spalle una storia sbagliata e subita, ed è proprio questa storia che in adolescenza è costretto a contattare, sempre, anche se l'adozione è avvenuta in un'età precoce. Questa consapevolezza non può che avvenire con modalità esasperate. L'adolescenza propone a qualsiasi ragazzo cambiamenti profondi fisici e psichici, lo pone di fronte alle proprie fragilità impreparato e senza difese. L'adolescente adottivo è sicuramente particolarmente vulnerabile, deve di nuovo trovare un adattamento, riuscendo a rimettere insieme in modo costruttivo un prima spaventoso ed un poi che a lui sembra, al momento del contatto, non potere che riprodurre la deprivazione del passato. Tutto questo non accade nell'adolescenza di un ragazzo che non ha avuto alle spalle un'esperienza di abbandono. È proprio il bisogno di crescere dell'adolescente che riacutizza le ferite che mai possono essere dimenticate, il suo sviluppo non può che passare attraverso una crisi di identità estrema, che mette a nudo tutto l'orrore di una storia di deprivazione.